ConvivialitĂ  goliardica

Cucinare, mangiare, bere e parlare (anche con la bocca piena), ridere e scherzare, questa è la vera convivialità, accresciuta e prolungata con colleghi e ospiti coinvolti nella preparazione dei piatti.
Cucinare per cenare, noi (Elica) e i quattro blogger, in visita a Fabriano nella Corporate, scambio e goliardia.
I Led della Skin inquadrano la cipolla che soffrigge,  mentre arrivano i pomodori di Pachino, che vanno in sauna coi capperi di Pantelleria per comporre una salsa o meglio un mare rosso, per filetti di Triglia dell’Adriatico.
Il Verdicchio di Jesi fa nuotare le Acciughe spagnole, mestoli di legno africani girano su pentole fumose mentre la cappa fa il suo dovere, aspira silenziosa, portando con sé tante delle cretinate prodotte nella stanchezza del fine giornata.
Coperto da un paesaggio di rosmarino su colline di patate a fette, un Rombo di grossa pezzatura cuoce lento nel calore insopportabile del forno ventilato. La porta viene aperta e una nuvola di vapore esce con potenza appannando la curiositĂ  del cuoco, io.
Appoggiato sulla cappa, Nicola preme con prontezza l’intensivo che cattura la nuvola appiattita nei filtri d’alluminio, dove i grassi volatili sono trattenuti prima della cattura interna.
Aringhe norvegesi affumicate, offerte da Alessandra e Franceschina, navigano sulle onde del Verdicchio.
Tira vento di mare e il bollore agita le acque per il tonfo delle Lasagnette di grano duro molisano mentre i vapori vengo inghiottiti dalla cappa.
Lara e Maria Silvia, preparata la tavola, servono Pecorino di Apiro insieme a vegetali freschi per un brindisi dei tanti sapori e territori. Immagini e suoni vengono documentati da Paolo.
Stefano e Alo danno l’allerta, il -Pappa pronta-.
Stanno per unirsi, con il calore della cottura, le materie del nutrirsi e con la comunicazione del gusto, tutti noi. Le forchette girano, i bicchieri salgono, le mandibole oscillano, le lingue cercano e tanti occhi che orbitano in segno di consenso, pasta con le triglie e Rombo destrutturato dalla sua anatomia di pesce.
Laura e MariaChiara offrono il dolce.

Caterina, Daniele, Teresa e Simone attoniti, perchè pappa fa rima con cappa.

5 Commenti

Davvero divertente


Maria De Santis10 Feb 12

che cena fantastica, sebbene siano solo le 11 del mattino mi è venuta una gran voglia di rombo. Grazie Elica :)


Teresa Nicole13 Feb 12

Riccardo è un poeta quando parla d’architettura e cappe, figuriamoci con il cibo.
La cena, nel quadernetto con sopra l’etichetta “da rifare”, è al primo posto ;)
Grazie ancora per cotanta ospitalitĂ  e per la destrezza tra i fornelli che, ahimĂ©, non rientra tra le specifiche tecniche del qui presente modello d’uomo.


Simone13 Feb 12

Interessante il concetto di cappa quale aspiratore aereo di concetti. Una sorta di pozzo rovesciato che risucchia e ricicla l’eco condita e soffusa delle umane conversazioni. Una cappa aliena ed animata che nelle parole (le parole sono vive) prende forma e vita. Una cappa che si emancipa dallo spazio in cui nasce il convivio, che diviene corpo orbitante e satellite, che regola flussi di maree multicolore in pentolame, che conserva la funzionalitĂ  ma diviene oggetto d’arte. La cappa, che un tempo giocava a nascondino dietro facciate omogenee che ne camuffavano l’essenza, si tramuta – da oggetto timido e reietto, da strumento invisibile e ghettizzato- in musa ispiratrice e forza centripeta; si fa largo a suon di design e creativitĂ , inizia ad espandersi, a conquistare spazio, ad esigere un suo territorio, fino a raggiungere la tanto agognata indipendenza. La cappa è femmina. Presto dovrò lasciare la mia attuale dimora. Sono innamorato della mia cappa. E so giĂ  che mi mancherĂ .


Simone S.11 May 12

@Simone S.
La tua è una letteratura dai picchi insuperabili. Svelare il sesso della cappa e dichiararne l’amore è arte cinematografica.
Grande e sottile come il tuo blog


riccardo15 May 12